Descrizione dell’episodio
In origine recava un altro titolo, Lettera alla donna, ed è una lettera che dal carcere dove è stato rinchiuso, l’ex-impiegato scrive all’indirizzo della sua donna. Insieme al brano successivo, costituisce lo scioglimento narrativo dell’intera vicenda, degradando inesorabilmente verso il finale ultimo e definitivo; ma questo momento ne interrompe e ne addolcisce per un attimo il corso. Partorita per esaudire la sua intenzione di scrivere, del Sessantotto, con un intento più poetico, su di essa dirà:“è venuta spontanea, forse perché mi ero accorto che il disco era arido, senza umanità”, ed è anche un brano in cui emerge quel motivo per cui De André si doleva di aver scritto l’album, nel momento in cui sembra di insegnare ad un altro come comportarsi. E dal carcere dove ora è rinchiuso, a seguito del fallito attentato, l’impiegato inizia a prefigurarsi anche come la stampa si scaglierà su di lei per sbattere, come si suol dire, il mostro in prima pagina. Cosa lei risponderà di lui, cosa dirà sul suo conto? Ricorderà di come non siano riusciti a cambiarsi reciprocamente ma di come saranno stati condizionati dall’ambiente in cui vivevano. Inanellando i ricordi dei vissuti insieme dai due, ecco un affresco in cui vengono alla luce, seppur mediati dal tema amoroso, nel tessuto narrativo che così continua ad allargarsi e ad ampliarsi, altri generi di rivendicazioni verso altri generi di autoritarismo. Tasselli fondamentali delle lotte, infatti, furono anche quello sentimentale, la rivoluzione sessuale e quella femminista contro la presunta superiorità dell’uomo, in quel periodo storico in cui ancora vigeva il delitto d’onore. E poi c’è il benessere borghese, col suo potere corruttivo, a pesare come un macigno, “come una pietra al collo”, sulla loro relazione in cui si insinua, cercando di voler cambiare i loro ideali iniziali… riuscendoci. Il riserbo e il tatto dei racconti deandreiani qui si fondono con gl