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Ue non invierà navi a Hormuz. Nel mentre si divide su come far fronte al caro energia (Ets)

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Descrizione dell’episodio

Kaja Kallas conferma che per l'Unione Europea la via diplomatica resta l'unica opzione sulla crisi di Hormuz: Bruxelles lavora con i partner del Golfo, Giordania, Egitto e altri attori regionali per favorire una de-escalation, condividendo l'obiettivo di fermare una guerra dai costi globali elevatissimi. Dopo la Germania, anche Italia e Francia escludono l'invio di navi militari nel Golfo; Emmanuel Macron chiarisce che Parigi non è pronta ad operazioni di apertura dello stretto, ma potrà partecipare in futuro a missioni di scorta commerciale quando il contesto sarà meno instabile. Sul fronte energia, in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, emerge una divisione tra i 27 sul sistema Ets: alcuni leader chiedono correttivi per contenere l'impatto dei prezzi energetici, ma la maggioranza continua a considerarlo uno strumento indispensabile sia per la transizione verde sia per garantire stabilità agli investimenti industriali europei. Interviene Adriana Cerretelli, editorialista Il Sole 24 Ore BruxellesLa crisi del golfo mette in crisi l'industria dei chipLa guerra in Iran riapre un fronte critico per i semiconduttori: non tanto sulla produzione immediata, quanto sulla fragilità energetica e logistica che sostiene il settore globale dei chip avanzati. Taiwan, dove TSMC produce circa il 90% dei chip logici più sofisticati e tutti gli acceleratori AI di Nvidia, dipende fortemente da input energetici e materiali legati al Medio Oriente: un terzo dell'elio mondiale viene lavorato in Qatar, mentre parte dello zolfo arriva dalla raffinazione di petrolio e gas. Il vero nodo è il GNL: Taiwan importa il 97% dell'energia, il 37% del gas arriva dal Medio Oriente e le riserve coprono appena 11 giorni. Un blocco prolungato a Hormuz farebbe salire costi energetici, prezzi dei chip e spese operative dei data center