Descrizione dell’episodio
A seguito della sua azione terroristica, per l’impiegato non resta che la conta dei caduti e lo stupore della loro fragilità, nessun beneficio reale. Il sogno continua e l’impiegato diventa, a causa della sua condotta antigiuridica, “per quello che ha fatto”, un imputato al cospetto di un giudice. Ed è il momento in cui vengono alla luce anche le vere dinamiche del potere, che avendolo osservato sistematicamente, quotidianamente, costantemente, dal momento della nascita a quello dell’attentato del ballo in maschera, gli propone pragmaticamente, di sostituirvisi, così da perpetuarne e garantirgliene, gattopardescamente, la continuazione. Si congratula con lui per l’operato, avendo favorito il gioco del potere, sgombrandogli il campo dai “soci vitalizi”. [..] Più che altrove in quest’album, in questo che è l’ultimo brano, in ordine di elaborazione, composto con Roberto Dané ed assente in una prima esecuzione in studio, sembrano riecheggiare i versi riportati in copertina in omaggio al poeta beat Gregory Corso “La Pietà perdona la bomba e si appoggia al suo bombardamento preferito”. Ripercorrendo il colpo di scena, l’imputato, nel momento in cui è entrato in azione, col suo piano, ha incarnato egli stesso un potere - giudicante ed esecutivo al contempo - e, in quanto tale, ne ha assunto tutti i tratti, così da spianarsi la strada alla possibilità di esserne assorbito, per diventarne un nuovo ingranaggio. Il togato stesso glielo riconosce: l’atto terroristico di cui si è reso artefice il travet, confondendo l’urgenza di potere con la sete di vendetta, lo ha trasformato in un nuovo potere. L’imputazione diventa gratitudine, e per i modi e per le forme in cui ha agito, e così il potere glien’è grato. Come si legge nelle note di copertina, “… in ringraziamento per aver eliminato vecchi residui che davano fastidio al potere stesso”. L’interrogatorio, musicalmente incastonato in un melologo in cui il basso, nell