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Sergio Quinzio e la crisi della modernità

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Descrizione dell’episodio

®Il pensiero di Sergio Quinzio, teologo, aforista ed esegeta, tra i pensatori più originali della cultura italiana della seconda metà del Novecento, ha rappresentato uno stimolo per il percorso compiuto dagli anni Settanta da numerosi intellettuali. Nato nel 1927 a Alassio, in Liguria, dove durante la giovinezza visse le tragedie della seconda guerra mondiale, si ritirò nelle Marche dopo la prematura scomparsa della giovane moglie. Tra le mura di un isolato monastero approfondì lo studio della Bibbia alla cui esegesi avrebbe dedicato l’intera esistenza, sino alla morte nel 1996. Le sue opere, a partire da Diario profetico, del 1958, hanno via via sviluppato una sempre più radicale meditazione teologica sulla fede cristiana che ha fatto da perno sul confronto di questa con la modernità. Secondo Quinzio, che ravvisa nei tratti principali del mondo moderno una trascrizione mondana della speranza giudaica, essa si è costituita come secolarizzazione dell’escatologia biblica. Su queste premesse negli ultimi anni, in particolare nei volumi La croce e il nulla; La sconfitta di Dio; Mysterium iniquitatis (editi da Adelphi) , è poi approdato a un cristianesimo tragico, incentrato sulla “sconfitta di Dio”, sulla constatazione disperata che la promessa messianica è stata delusa e che la stessa esistenza di Dio è minacciata dall’impotenza e dal rischio. Si è così delineato quell’orizzonte di pensiero che, ponendo in relazione nichilismo e cristianesimo, ha portato la sua riflessione al centro del dibattito culturale italiano. Ne parlano il filosofo Salvatore Natoli, ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Milano Bicocca, che a Quinzio ha dedicato un capitolo del suo libro Il crollo del mondo. Apocalisse ed escatologia edito da Morcelliana e il biblista Piero Stefani, docente di filosofia della religione all’Università di Ferrara, che con Quinzio ha pubblicato il volume Monoteismo e ebr