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Se un ribelle spento 17: Salvador Allende

14 min 53 s

Se un ribelle spento Se un ribelle spento 17: Salvador Allende Pronto per l’ascolto
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Descrizione dell’episodio

C’è una foto che in tanti ricordano, diventata famosa e che nessuno una volta vista dimentica mai. In questa foto in bianco e nero un AK-47, un fucile mitragliatore di fabbricazione russa ideato da Kalashnikov, da cui spesso prende il nome, occupa tutta la diagonale della fotografia, dall’angolo in basso a sinistra a quello in alto a destra. Lo impugnano due braccia coperte a metà dalle maniche di una camicia scura arrotolate sui gomiti. Il volto del soggetto di questa foto è concentrato, sta mirando a qualcosa ed è pronto a sparare. Ma non ha il volto di un criminale, non sembra un assassino e nemmeno un soldato. Porta gli occhiali, e ha dei capelli corti che cominciano ad ingrigire, acconciati come andava in quegli anni, i primi anni Settanta, soprattutto in Sud America. Siamo in Cile, nella capitale Santiago, ed è l’11 Settembre 1973. Prima dell’11 Settembre 2001 è una data storica in America. Perché in Cile stanno facendo un colpo di Stato per deporre il presidente in carica e il suo governo socialista. A comandare il colpo di Stato è un generale, si chiama Augusto PInochet, e negli ultimi mesi ha portato il Cile sull’orlo di una guerra civile. Scioperi, un altissimo tasso di inflazione ma soprattutto la mancanza di materie prime dovute al boicottaggio degli Stati Uniti d’America hanno aumentato le fila degli oppositori di Allende. Boicottaggio che peraltro serviva proprio a far deporre Allende e a instaurare una dittatura. Pinochet marcia su Santiago, bombarda La Moneda, il palazzo del governo, e arresta o uccide tutti gli oppositori del Golpe che cercano di fermarli. 11 Settembre 1973. Mentre il generale Pinochet avanza verso il palazzo, il presidente del Cile, Salvador Allende, fa un discorso alla radio. Dice: «È possibile che ci annientino, ma il domani apparterrà al popolo, apparterrà ai lavoratori. L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore. […] Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel s