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L'astoria impotgust di focus
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Ben trovati all'ascolto sono Marco Patricelli, storico e giornalista, appassionato
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di Seconda Guerra Mondiale e vorrei parlarvi di un periodo cruciale, interessante,
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misterioso, umbratile della nostra storia.
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C'è quella che legata al referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946.
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Proprio su questo argomento ho scritto un libro che si discosta molto dalla mia
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produzione precedente perché ho immaginato un elemento vero simile che possa aver
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portato in occasione del referendum una monarchia al successo sulla repubblica.
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Naturalmente poi il solco della storia si riconpone sulla scelta delle cose come
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sono andate e sappiamo benissimo il 3-3 giugno che è un verto secondo andovia dall'Italia.
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Ma di questi aspetti e di altri meno conosciuti vi parlerò in settro.
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L'Italia de 1946 ha ineredità due profondissime lacerazioni, una e quella più istituzionale,
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20 anni di dittatura, una guerra persa, la necessità di voltare pagina,
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un modo in cui voltare pagina e in qualche modo prospettarsi poi alla storia, le
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nazioni che hanno vinto la seconda guerra mondiale come un pese nuovo, un pese rinato
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su diversi basi con un'altra prospettiva che avesse rinnegato con un predamente l'ultimo
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ventegno.
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Dall'altro c'è un aspetto non trascurabile che l'Italia de 1943 a 1945 fu attraversata
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da una guerra civile, una guerra ideologica,
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insiore chiamare sempre le categorie di una guerra contro l'occupante ma anche una
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guerra sociale di cui non si intravedevano sbocchi
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e dei quali vitali non era protagonista soluta perché già inserita in un contesto
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internazionale che in qualche modo ne condizionava le prospettive.
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Il referendum istituzionale era nell'aria già a partire dal quel settembre de 1943
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quando la monarchia compite le scelte che portarono a una grande lacerazione che fu
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territoriale, geografica, stituzionale, politica, sociale con la fuga di pescare,
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quando il paese venne abbandonato in qualche modo, a se stesso e già i rinati partiti,
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cominciarono a dipotizzare che la monarchia dei Savoia e avesse fatto il suo tempo,
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sia perché aveva affilato l'Italia a Mussolini, sia perché ne aveva completamente
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condiguiso le scelte, sia perché al momento in cui avrebbe dovuto dimostrare di encarnare
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ancora una sadezza nazionale,
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invece aveva provocado un implosione totale dello stato che poi porterà la creazione
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di due entità diverse, la recupera sociale al nord con Mussolini liberato le terezchi
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e regno del sud che in qualche modo si affiancava gli alleati intendendo in maniera
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del tutto maldestra,
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una sorta di alleanza con gli ex-anemici, ottenendo ne solo la coperligeranza che
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era una forma del tutto depotenziata di aiuto a liberare l'Italia dei terezchi e
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poi si sarebbe visto al momento del trattato di pace.
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Con la vittoria della ripubblica per decenni si sono arcavallate, affastellate voci,
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interpretazioni, dietrologie su skede, apparsse, scomparsse, improvvisamente venuti
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a pesare sulla bilancia della storia,
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un sorpasso e un controsorpasso nel primo spoglio che lascia ipotizzare, ha fatto
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ipotizzare naturalmente dei brogli degli aggiustamenti degli interventi esterni,
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quelli che oggi si chiamano le manine.
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E io mi sono chiesto, invece se fosse stato possibile un successo della monarchia,
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ma prescindendo da queste costruzioni del tutto artificiali,
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cioè ho voluto inserire nella narrazione un elemento reale con personaggi reali del
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mio libro non c'è d'un personaggio di fantasia,
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e delle circostanze che sono documentali e verificate, è un po' l'operazione del
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botanico quando crea una nuova pianta con un innesto, ma rispettando quel che sono
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le due entità.
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E ho immaginato in qualche modo che l'atteggiamento storico degli Stati Uniti di
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presa di distanza dalla questione istituzionale come un fatto interno italiano e l'antipatia
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manifesta dell'antichissima repubblica americana,
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nei confronti della monarchia, fosse deviata subinare dalla storia, a causa della
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possibile ingerenza dell'Unione Soviética in un paese che comunque era nodale dell'equilibrio
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del Mediterraneo.
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E quindi un intervento diretto ma segreto degli Stati Uniti che potesse in qualche
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modo condizionare l'esito referendario.
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Come avrebbero potuto agire gli americani agendo sulla massa di prisionieri ancora
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sul loro territorio, e prospettando ciò che l'Italia sarebbe potuto diventare qualora
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la repubblica avessi avuto il sopravvento e all'interno da repubblica la componente
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comunista avessi agito da quinta colonna di Stadien.
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Quindi una serie di suggestione psicologiche e politiche si ha nei confronti dei
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cooperanti, si ha dei confronti dei non cooperanti, ma con la cortezza di coinvolgere
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una massa elettorale che pochi sapevano come avrebbe votato e mi ferisco segnatamente
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alle donne.
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Quindi ogni militare poteva coinvolgere la madre, la fidanzata, la moglie, la figlia,
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parenti di stretto il livello, prospettando che la sua liberazione sarebbe di pesa
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sia dall'orientamento referendario, allo stesso modo in cui l'orientamento referendario
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avrebbe influito sulla costruzione del no paese,
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che dopo i questi militari avrebbero riavuto un ruolo che era stato di molto appannato
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sia dalla militanza nelle eserci del periodo 40-43 e quindi durante il fascismo sia
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dalla non militanza o della militanza relativa nel periodo 43-45 in cui esistevano
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due eserci di Italia.
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Ti è il cavallo di Troia per poter agire in questa maniera e l'ambasciatore degli
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Stati Uniti a Roma, l'ambasciatore Kirk, che è un filo italiano al di là di ogni
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possibile dubbio,
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a direttura sono andato a ricostruire lui aveva personale di servizio, esclusivamente
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italiano durante il suo giro bagarre nel mondo, uno in particolare, suo cameriere
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Mario, era un fedelissimo e lui parlava con la sua servitura e sono esclusivamente
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in italiano.
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Era molto ben introdotto negli ambienti romani ed era stato il primo ambasciatore
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del periodo post 43 a significare una rappresentanza straniera Roma, lui si muoveva
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perfettamente a suo agio, quindi Kirk avrebbe potuto,
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e qui torno ai condizionale del lavoro uccronico, influire sul Falcone Lucifero per
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ottenere in qualche modo un placet da un verto luoto lente del regno ad agire per
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agivolare la monarchia, fornendo un pacchetto di voti per i quale però correva in
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qualche modo il placet di un verto di Savoya luoto lente del regno e non ancora re.
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E chiaro che l'operazione e segreta che io chiamato White Cross deve rimanere sotto
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traccia perché oltre a problema politico c'è un problema morale,
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gli stati uniti che si prospettano come gli alfieri della democrazia, della libertà,
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del voto espresso liberamente non possono apparire su un piano che in qualche modo
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le equipari all'Unione Soviética, il nemico di cui vogliono bloccare l'espansione
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nel Mediterralio.
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E quindi occorre che in qualche modo un verto con il suo via libera è partecipio a
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quella che infondo è una sporca operazione.
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Un verto resiste finché può, finché vuole con tutti gli scrupoli che a sua volta si
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porta dietro dalla fuga di pescara quando lui voleva tornare indietro,
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esprime più volte il desiderio di mettersi a capo dell'esercito e di salvare anche
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moralmente la monarchia, ma in quel frangente l'uomo che non dane su un ordine ne
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da uno solo ad un verto di Savoya ed è il maresciallo Badoglio.
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Li dice che lui è un soldato Badoglio e il suo comandante e gli deve obbedienza e
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un verto non faranno la portando dietro questo scrupolo che forse quisiamo nel
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campo delle potestri avrebbe potuto dare una scianza di salvezza di riscato ai Savoya,
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ma questo non è accaduto.
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E avallare l'operazione americana incide un po' sulla coscienza di un verto di Savoya.
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Quando finalmente darai suo Plaget e comunque l'operazione è stata viata dagli americani
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per i segnali che arrivano d'oltre cortina e per i segnali che arrivano dalla greccia
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con la guerra civile forse troppo tardi.
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È vero che un verto ha fatto impossibile l'impossibile per ricimentare attorno alla
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sua figura e la sua famiglia, il consenso alla monarchia che comunque ha fatto la
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storia dell'Italia unendola, ma la fatta nel bene e la fatta anche nel male.
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Noi tutti abbiamo davanti agli occhi le immagini di Mussolini che 10 giugno del 40
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in una piazza venezia grimita, viene interrotto nel suo discorso in cui annuncia agli
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italiani che la dichiarazione di guerra è stata inoltre a dagli ambasciatori di
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Francia e di Gran Bretagna.
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Ma a norma di statuto al Bertino la firma sotto la dichiarazione di guerra è quella
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di Vittoria Manuel III. Mussolini annuncia ma Vittoria Manuel III dichiarà e Mussolini
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vuole le giraziali nel 38 ma Vittoria Manuel III mette la firma sotto le giraziali
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e anche alle guerra che Mussolini non ha risparmiato all'Italia a partire dalla
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guerra dei teopi e poi la partecipazione della guerra di Spagna.
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C'è molto da riscattare. E' l'Italia divisa in due anche da questo punto di vista.
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Esiste un sud in qualche modo strano che non è esperienza neanche a secolare di unificazione
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all'epoca borbonico e poi divenuto Savoyardo, ma esiste un nord dove la guerra civile
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è starda molto più sanguinosa, molto più devastante, molto più lacerante in cui le
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simpatie per i Savoya sono ai minimi termini.
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E ne ha una riprova lo stesso unberto una volta di venutore quando compie un tour
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che è un tour di propaganda, un tour elettorale e dove la coglienza sia torrino che
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il cuore di Nazia e Savoya sia milano, sia genova e tutt'altro che possibilista anzi
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e decisamente ostile.
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L'operazione ha un suo successo perché fungera moltiplicatore l'incognitate il voto
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femminile e noi siamo in una società che retrograde rispetto a buona parte dell'Europa.
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Le donne non votono la prima volta di due oltre i giorni del '46, ma non votato per
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la prima volta nel marzo della pire del '46, le elezioni amministrative.
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L'iltura sono state le donne si indaco, sono state le prime lette nei consigli
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comunali e un'esperienza nuovissima in ritardo nella storia corresto dell'Europa.
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Quindi il voto delle donne bisogna dirlo al di l'adio ogni possibile remora di
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politicamente corretto e orientabile da una storia probleme secolare di patriarccato,
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nelle famiglie, nell'indirizzo, nelle decisioni e in questo caso anche nell'interesse
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c'è far tornare in prigionieri il primo possibile da raessi la possibilità di ricostruire
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l'Italia a partire dall'ololo famiglia,
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prendo un ruolo nel lavoro, nell'impiego, da una professione, perché no, anche
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nella politica.
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Sono due itali, e l'esito referendario, quello oficiale che sarà poi proclamato il
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18 Juniere 18 della Suprima Corte di Cassazione, San Cisce, le cifre definitive e
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pariamo di storia.
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Repubblica 12 milioni, 717 mila voti, monarchia, 10 milioni, 719 mila voti, circa 2
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milioni di voti.
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Nel mio libro io faccio prevallere la monarchia per poche milie di voti, perché
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questo mi consente in assitutto in qualche modo di rispettare l'orientamento della
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storia, quindi della verità.
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Ma dall'altro anche, a tenere aperta la porta, secondo la quale la monarchia non
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essendo un partito, non poteva vincere per una manciata di voti.
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Avrebbe avuto bisogno di una vittoria pesante, significativa, per chiudere definitivamente
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quella pagina di storia.
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Poi che migliaia di voti non fanno il gioco di un berto di Savoia, nello fanno dei
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Savoia, nello fanno della monarchia. E' perché poi il 13 Junio, un berto, andrà via
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così come accadudo realmente.
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Ma ho tenuto anche a precisare dei fattori che molto spesso vengono del tutto sottacciuti
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o romanzati.
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Un berto di Savo è un'aptica, perché non riconosce la Repubblica.
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Un berto di Savoia non va in esirio, si allontana che è una cosa completamente
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diversa, e poi pensa che prima poi potrà ritornare.
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Ma è l'atteggiamento degli alleati, era stato chiarissimo.
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Gli americane addirittura, oltre ad avere pubblicamente asserito che il referendum
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era una questione interna dell'Italia,
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avevano sollecitate in misto degli interni, rumita, a reprimere con la massima durezza,
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ogni manifestazione che ha avuto il rischio di far degenerare una guerra civile.
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Gli alleati non volevano una guerra civile, non volevano un'altra grecia, e quindi
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l'Italia affrontò quella prova in condizioni precarie.
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E va poi altresì ricordato un aspetto tutt'altro che secondario, ma che spesso sfugge
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dalle maglie anche strette della storia.
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Anche se referendum istituzionale parteciparono gli italiani, uomini e donne, senza
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più le limitazioni di un tempo, non vi parteciparono però tutti gli italiani.
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E' ecco gli altri voti che sarebbero potuto eventualmente uscire per la monarchia,
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perché non si votò nell'Italia orientale, perché zona di occupazione Yugoslava,
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che non già state le foiber, che era l'esodo non ancora di grande massa, ma l'indirizzo
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era chiaro, e non si votò in quei territori che non erano stati ancora restituuti
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in Italia al punto di vista administrativo, cioè lì dove si trovano ancora gli alleati,
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come nel Trentino, quindi fu un referendum non universale,
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ma l'interroviativo è si sarebbe potuto posticipare, si sarebbe dovuto attendere la
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risistemazione dei confini italiani,
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e dal punto di sastorico politico il referendum entra in un gioco più grande, serve
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a presentare una nuova Italia al momento del trattato di pace, quello che sarà firmato
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poi il 10 febbero del 47.
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Ora io ho invito a rileggere nobili parole di acide dei gasperi, lì quando lui dice
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"sono certo che al di là della vostra personale considerazione tutto è contro di me".
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In queste parole c'è una chiave di lettura storica che non dovremmo mai dimenticare.
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Innanzitutto anche da punto di vista giulidico, l'armistizio del 8 settembre non è
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un armistizio, ma una reza incondizionata.
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L'armistizio è l'addolcimento di una realtastorica che andava stretta all'Italia da
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l'ora che aveva alla necessità di sbarazzarsi a più presso del suo scomodo passato.
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Poi che il contributo italiano, la guerra di liberazione, certo avrà avuto un
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grande impatto morale, un aiuto logistico, ma non venne considerato dagli alleati
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in maniera tale da poter prospettare l'Italia come alleata e non cobelligerante.
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Quindi di vero cosa c'era rimasto che l'Italia, la guerra, la aveva persa che era
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dalla parte dei paesi sconfitti e che avrebbe dovuto pagare il peso di quella sconfitta.
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La stessa guerra di liberazione viene così un po' sfrondata dalla geografia che ne
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fa in qualche modo antesiniana di una nuova Italia, liberale, democratica e
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comunque libera dal nazif fascismo.
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Sì questo è vero, ma a parigi quando si andò a mettere sul piatto della bilancia
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della storia, quello che era accaduto dopo il 43 e avendo solo sfondo tutto quello
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che era accaduto dal 22 al 43, l'Italia parva esattamente per quella che era un paese
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sconfitto.
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Se dovessimo cercarne delle altre riprove, le avremmo in due elementi che sono certamente
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giuri di cima diventano anche i storico politici. L'Italia entrero in guerra nell'ottoppe
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del 43 dichiarando l'officialmente a Madrid al contro il terzo Reich e poi in luglio
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del 45 contro il giappone.
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C'è i due paesi che erano stati alleati in la guerra di aggressione dell'asse, e
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pure noi nella storia non abbiamo ne un trattato di pace con la Germania, ne tanto
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o meno un trattato di pace con il giappone.
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Attirittore gli sudi Mario Bastorelli hanno a mio parere eloquentemente dimostrato
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che regno del sud non aveva la personalità juridica per poter dichiarare guerra ad
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un altro paese, e menche meno l'Italia del 45 che era pacificata sul territorio nazionale
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cercava una dimensione internazionale che credete di trovare,
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per eschierandosi apertamente dalla parte degli Stati Uniti della Gran Britagna fornendo
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quella flottata che restate risparmiata delle clausole armistiziali per piegar
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definitivamente il giappone.
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Cosa resta in ombra di questo quadro per le assenze, di italiani, per le interpretazioni
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diverse, dedettati, le gisellativi, per l'esito che comunque con sentia l'Italia di
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cambiare la propria storia e quindi di voltare pagina?
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In realtà circa 1 milioni di italiani quelli dei territori della Mezia Giulia non
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si aspressero referendo, non votarono i prisionieri di guerra non rimpatriati, non
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votarono gli sbandati, i profugi senza attetto, gli sfollati, in altre città di cui
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signorava per sino l'esistenza, non votarono coloro che non ricevettono certificare
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naturale, spesso smarrito,
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altri volte addirittura duplicato il re vittore mano e le terzo, l'ariginele di
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Montenegro, e vero le certificate electorali doppi.
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E poi c'era un problema, l'inciso del decreto legislativo parlava di maggioranza
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degli elettori votanti, questa formula cambia i numeri, cambia le proporzioni e la
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stessa corte di Cassazione ad dare a questo inciso maggioranza degli elettori votanti,
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l'interpretazione satta di maggioranza dei votivalidi, fu una decisione sofferta
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perché dei magistrati che componevano la supremaporte,
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12 votarono a favore della lettura maggioranza dei votivalidi, mentre 7 votarono
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contro, e va sotto l'ineato che tra i coloro che erano contrari,
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c'era anche il presidente Giuseppe Pagano, la verità, al di là dell'intrigo con la
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Miraglio Sowers che sarà con lui che metterà i paletti per costruire poi quella che
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sarà la CIA,
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e del diplomatico ambasciatore Kirk e che noi non abbiamo nei documenti americani,
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una sola dichiarazione o una presa di posizione o un indirizzo da parte di Sowers o
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di Kirk, su referendum un mestituzionalità.
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Semplicemente, la Miraglio Sowers e l'ambasciatore Kirk non hanno lasciato alcun
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documento scritto nel loro intervento le di nuovo interpretazione dei fatti italiani
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sul referendum.
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Non c'è documentazione su questo, a riprova di quale fu in reale poi atteggiamento
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delle autorità americane in merito,
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e la mia operazione White Cross non ha e non potremmo avere una base documentale,
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ma ha una lettura interpretativa di assoluta vero similianza.
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Non c'è un personaggio inventato, non c'è una citazione inventata, c'è una prospettiva
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diversa con la quale raccontare la nostra storia che non è mai stata nessemplice
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del molto chiaro.
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