Descrizione dell’episodio
L’infanzia è un acquerello fertile in cui spesso nascono le nostre passioni, quelle che in noi metteranno le radici più profonde a sviluppo futuro, quelle che non potremo proprio esimerci dal seguire, dall’annaffiare, dal coltivare, quelle che, come in questo caso, metteranno ogni mattino foglie nuove da nuovi rami e fiori che si faranno frutti e diventeranno un lavoro, il nostro che ci definirà, per sempre.Lontani, lontanissimi, in quegli anni Trenta in cui in cielo scoprivano l’esistenza di Plutone e in uno scantinato veniva prodotta la prima pellicola in Technicolor, in quegli anni Trenta in cui Hitler diventava cancelliere tedesco, e in America c’è la Grande Depressione, e in un cinema di Atlanta viene presentato in anteprima mondiale Via Col Vento, così lontano ci porta un uomo che almeno una volta tutti abbiamo amato perché è stato capace di spiegarci - con Superquark in televisione, nei suoi libri - storie complessissime - come l’origine dell’universo, le particelle sub-nucleari, l’evoluzione dell’umanità - con uno sguardo così semplice da confondersi con il nostro.Nato a Torino il 22 dicembre 1928, papà medico psichiatra antifascista che durante la Seconda Guerra Mondiale salvò tanti ebrei dai lager insegnandogli a fingersi malati, anche pazzi, cosa importa, così da poterli nascondere nella sua clinica, e mamma che invece «voleva a tutti i costi che studiasse musica», oggi ha un asteroide intestato a suo nome.Gioca con noi a Chiudi gli occhi, torna bambino, Piero Angela.«Sono stato un bambino molto educato, non ribelle, disciplinato: a scuola andavo bene e se rivedo la mia infanzia è stata un’infanzia semplice, normale, non come tanti scrittori che raccontano dei loro tormenti di ieri che li perseguitano poi per tutta la vita. I miei ricordi sono legati al fare i compiti, alle lezioni, all’essere ubbidiente. A quell’epoca eravamo molto solitari, non c’era niente di quello che c’è oggi, neanche la tv, a dar spet