Descrizione dell’episodio
Buonasera a tutti da Parole in Viaggio; siamo giunti al terzo appuntamento della nostra rubrica radiofonica dedicata alle parole. In queste ultime settimane tutti i media hanno raccontato e mostrato molti fatti legati ai migranti, persone che in diversi modi stanno provando a fuggire dal loro paese d’origine. Migrare infatti significa proprio questo, andare via dal proprio paese per recarsi in un altro, la radice MI in più lingue indica il movimento, la spinta, il camminare verso una meta. Non è quindi uno spostamento casuale, non si tratta di un semplice movimento senza causa. La migrazione ha uno scopo ben definito, tende a risolvere un problema che sta all’origine. La natura, ancor prima dell’uomo, ci ricorda come alcuni animali abbandonano il luogo nel momento in cui percepiscono che potrebbe divenire insostenibile. C’è una sensazione di base che spinge l’animale ad andarsene in un luogo ben definito, dove clima, flora e fauna permettono la continuazione della specie. È un istinto che l’animale porta dentro di sé e l’uomo come appartenente al genere animale non è da meno. Sebbene la società del benessere tende a sopprimere gli istinti animali in favore di bisogni secondari il più delle volte inesistenti, talvolta le situazioni più ostiche costringono l’uomo ad agire secondo sensazioni che sente dentro, l’istinto appunto. E nel momento di insuperabili difficoltà l’istinto è la componente dominante, fino a prendere decisioni estreme: abbandonare la propria casa, il proprio Paese, la propria lingua non si attuano senza un motivo ben preciso. Lo possiamo chiamare guerra, povertà, fame o con qualsiasi altro nome; di sicuro è sempre un motivo valido per mettere in moto l’istinto a sopravvivere. Il migrante abbandona tutto, e forse a volte non è sufficientemente chiaro, abbandona anche se stesso, la sua persona, i suoi sogni, le aspettative, gli affetti nel momento in cui decide di salire in uno di quei barconi dove non c’è spazio nemmeno per l’anima, o in