Descrizione dell’episodio
Bentornati sulle Frequenze di Parole in viaggio, la trasmissione dedicata all’approfondimento dei significati di alcune parole che ogni giorno pronunciamo. C’è un verbo che più di tutti sta dominando la scena delle vicende internazionali: la Corea del Nord sembra essere pronta a lanciare missili intercontinentali, mentre di risposta il presidente americano Trump sembra essere pronto a reagire annientando la stessa Corea. La situazione sembra giorno dopo giorno precipitare in un cunicolo senza possibilità di ritorno. Il verbo precipitare entra nell’uso sempre più quotidiano per descrivere situazioni che all’apparenza sembrano irreversibili. Precipitare nel senso di cadere in quella voragine da cui è impossibile risalire. Precipitare però pone le sue radici nel latino praecipitem, colui che cade con la testa in avanti: l’elemento caratteristico di questa parola è proprio la testa, una testa che viene descritta come ciò che si sposta dalla sua normale posizione e di conseguenza modifica anche il consueto movimento del corpo. La testa rappresenta ciò che controlla il nostro corpo, il nostro essere: nel momento in cui perde l’equilibrio e si sposta fuori dall’asse del corpo determina un incontrollabile mutamento della parte rimanente. Un corpo senza testa non ha ragione di esistere, oltre il controllo di sè perde soprattutto la possibilità di rendersi utile agli altri e a sè. Una nazione che è parte attiva nel far precipitare le cose, perde il controllo della situazione, ma soprattutto perde la possibilità di garantire al suo popolo la sicurezza. Non c’è sofferenza più grande di patire per una scelta imposta da altri: quando è qualcuno esterno da me a scegliere cosa e come devo vivere, è esattamente il momento in cui le cose iniziano a precipitare, iniziano a spostare la testa, la mia testa lontana dal corpo. la sofferenza è veramente grande perchè non devo soffrire, sub fero, per ciò che io ho deciso di portare sulle mie spalle. Devo invece caricarmi di un peso che no