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Meta e Google, condanne storiche sulla dipendenza da social

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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8508META E GOOGLE, CONDANNE STORICHE SULLA DIPENDENZA DA SOCIALdi Daniele Ciacci Mercoledì 25 marzo 2026 è stata probabilmente una delle date più importanti della storia del diritto digitale. Nello stesso giorno negli Stati Uniti due tribunali hanno emesso due verdetti separati ma collegati contro Meta - il colosso di Mark Zuckerberg proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp - e lo ha colpito da molte angolazioni diverse e convergenti. La tesi comprovata è chiara: le piattaforme social sapevano di danneggiare i minori e hanno scelto consapevolmente di non intervenire.Il primo verdetto arriva da una giuria popolare di Los Angeles. Al centro del caso c'è Kaley G.M., oggi ventenne, che ha iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a undici, come discusso nel precedente articolo della Nuova Bussola Quotidiana su questo tema. L'accusa ha sostenuto che alcune caratteristiche specifiche dei social network fossero state appositamente create per generare dipendenza senza curarsi delle conseguenze, come la possibilità di scorrere all'infinito (infinite scroll), la riproduzione automatica dei video, i suggerimenti algoritmici e i filtri per modificare le foto (adeguando il volto a standard di bellezza artificiali, con conseguente incremento di problemi psicologici legati al rapporto con il proprio corpo). I risultati, documentati in tribunale, sono ansia, depressione e pensieri suicidi, specialmente nei minori. La giuria ha ritenuto Meta responsabile per un danno di 4,2 milioni di dollari e Google per 1,8 milioni, per un totale di 6 milioni. Nonostante la mole gargantuesca, la cifra è poco più che simbolica rispetto ai bilanci dei due colossi del web. I giurati però hanno stabilito che Meta e Google dovranno pagare anche i cosiddetti "danni punitivi", il cui ammontare sarà definito in una sedu