Descrizione dell’episodio
Il primo indizio su chi vincerà la finale di Champions League 1996 Juventus-Ajax compare sullo schermo quando l'arbitro Diaz Vega ha fischiato l'inizio da meno di dieci secondi. Davids appoggia a Frank De Boer che allarga a sinistra per Winston Bogarde, un metro e 95, il più alto dei colossi olandesi. A naso, un frontale con Bogarde non sembra il modo migliore per iniziare una finale di Champions: ma non è questa l'idea di Moreno Torricelli, che debutta nella partita falciandolo di netto nella sorpresa dello stesso Bogarde, che non si aspettava di essere livellato al suolo dopo dieci secondi. L'Ajax campione in carica, presuntuoso e ottimista come da tradizione olandese, non se l'aspettava una Juventus così.Nella primavera 1994 la Juventus ha sterzato di 180 gradi, passando da Boniperti e Trapattoni alla cosiddetta Triade - in ordine alfabetico Roberto Bettega, Antonio Giraudo e Luciano Moggi - che come primo atto fondante della rivoluzione ha messo in panchina Marcello Lippi, tecnico senza pedigree che non è ancora andato oltre un piazzamento UEFA con il Napoli. Scelta felicissima. La squadra da battaglia che il 22 maggio 1996 aggredisce e soffoca l'Ajax in un pressing senza quartiere è la fusione di tre anime distinte e complementari, la modernità e la tradizione. La prima anima è quella tecnica, nata dopo una pesante sconfitta a Foggia nell'ottobre 1994: da quel giorno Lippi ha ordinato ai suoi uomini di rischiare, alzare il baricentro, sottoporre ogni avversario a un pressing feroce. La squadra l'ha seguito compatta come un blocco di granito già dalle partite successive: due settimane dopo, l'1-0 con il Milan campione d'Italia e d'Europa finito 11 volte in fuorigioco ha fatto capire a Lippi che la strada è quella giusta. C'è un grande leader motivazionale a dare l'esempio e tirare la carretta, Gianluca Vialli. A seguirlo un gruppo di buoni giocatori, nessun campione, accomunati dalla fame di chi ha mangiato il pane duro della bassa serie A o addirittura della