Descrizione dell’episodio
Che il velo sia un qualcosa di imposto alle donne musulmane è un pregiudizio che sta perdendo sempre più credibilità. Malala, la giovane attivista pakistana che ha vinto il Premio Nobel per il suo impegno a favore dell'educazione femminile, lo indossa con fierezza in qualsiasi apparizione pubblica, e sono molte le giovani donne musulmane istruite ed emancipate che scelgono di portarlo liberamente. È quindi importante capire ciò che questo "simbolo" realmente significhi per molte donne arabe. La vera conoscenza di questo fenomeno si presenta in modo vasto ed eterogeneo: esistono diversi tipi di velo usati dalle donne islamiche, ognuno dei quali è legato ad una determinata regione e in quanto tale ne riflette la cultura e la tradizione al di là della religione. Eppure, in Italia sono ancora molte le barriere che incontrano le donne che portano il velo: molte ragazze non vengono accettate in posti pubblici a causa del velo, magari liquidate con delle scuse. E sono ancora molti gli occidentali che pensano che queste donne non possano scegliere di loro spontanea volontà di indossare un indumento tanto "alienante" come l'hijab, se non a causa esclusiva del forte condizionamento sociale. L'emancipazione femminile delle donne islamiche è veramente legata alla liberazione da questo simbolo? E come vivono la loro quotidianità le donne musulmane? Ne parliamo con Paola Caridi, giornalista ed esperta di sistemi politici del Medio Oriente e di Nord Africa; Abdel Quader Sumaya, autrice de "Porto il velo, adoro i Queen", Youssef Salmi, ex assessore all' associazionismo, volontariato e giovani dal 2009 al 2014 al comune di Novellara (RE); Padre Giuseppe Scattolin, missionario comboniano. In apertura, ritorniamo a parlare di università: i candidati ai test di Medicina scendono in tutta Italia, rispetto all'anno scorso si sono iscritti 3.548 giovani maturati in meno, - 28 % di iscritti rispetto al 2013, l'anno in cui è cominciato il declino. Un peso su questo fenomeno avrà avu