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Il film autocelebrativo di Greta mostra la sua angosciosa solitudine

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Descrizione dell’episodio

TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6381IL FILM AUTOCELEBRATIVO DI GRETA MOSTRA LA SUA ANGOSCIOSA SOLITUDINEdi Caterina GiojelliTagliamo corto, quanto più il richiamo a sogni e futuro diventa prezzemolo sparso tra le onde nere dell'Atlantico, i fumi velenosi delle ciminiere, le foreste in fiamme tanto più l'effetto biopic di una climate warrior dovrebbe essere assicurato. Dovrebbe, perché alla fine di I am Greta, osannatissimo docu-film del regista svedese Nathan Grossman, l'unica cosa chiara è chi non sia Greta Thunberg o in cosa non assomigli affatto al movimento giovanile che si picca essere nato a sua immagine e somiglianza.Greta non è una Cassandra verde: nel film non si parla di previsioni e soluzioni all'emergenza climatica anche perché, parole della stessa Thunberg al New York Times, «io non sono uno scienziato. Sono rimasta intenzionalmente fuori dal parlare di cose specifiche e di politica perché non spetta a noi bambini farlo. Sarebbe strano». Non è il Gesù riconosciuto da alcuni recensori su di giri: «Il Gesù che si prendeva cura della vita della terra; il Gesù che ha guarito e nutrito i molti; il Gesù che riveriva le Scritture che rivelano che Dio ama la sua creazione "molto buona"; e il Gesù che inveiva contro l'avidità e il potere che danneggiano la vita», no. E soprattutto non è nemmeno «una di noi», come cantano i chiassosi coetanei dei Fridays For Future che nel suo nome si sono riversati a milioni in piazza per denunciare l'ingiustizia climatica.Per oltre un anno il furbo Grossman ha puntato una implacabile telecamera sulla vita privata e pubblica della giovane attivista. Dai suoi primi timidi scioperi scolastici per il clima davanti al Parlamento di Stoccolma, dalla Svezia alla Germania, dalla Polonia all'Inghilterra, fino al suo celebre discorso alle Nazioni Unite a New York, nel settembre 2019, passando