Descrizione dell’episodio
Negli ultimi tempi i dibattiti attorno al vino scatenano sempre delle reazioni contrapposte e contrastanti: c’è chi sostiene che bisogna parlarne di più, promuovendoli; dall’altra parte, vi sono, invece, coloro che ritengono che l’alcol fa male e nuoce alla salute e quindi non bisognerebbe dare spazio nei media alle bevande alcoliche in generale. Al quesito che ritorna sempre “Esiste una quantità sicura di vino?” vi sono delle risposte mediche e scientifiche peraltro chiare e basate su studi seri. Secondo uno studio pubblicato su “The Lancet Public Health” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non esiste un livello di consumo di alcol considerato sicuro: «Anche piccole quantità possono avere effetti dannosi sulla salute». Fatta questa doverosa premessa, bisogna subito ricordare che in Svizzera, come in moltissime altre nazioni europee, si assiste sia ad un calo costante e generale del consumo di vini -rossi, rosati e bianchi, tanto che nel giro di un anno la diminuzione è stata del 7,9 per cento in Svizzera- e quindi a un conseguente crollo del mercato interno (oltre il 16 per cento in meno, tengono soltanto gli spumanti e le “bollicine”) sia a un accentuato cambiamento di abitudini da parte dei giovani meno attirati rispetto alle generazioni precedenti dai bicchieri e dalle bottiglie di vino. Proprio per questo ci si sta orientando, con incoraggiante interesse, verso i vini analcolici o dealcolati, che costituiscono quella che potrebbe essere la nuova frontiera del consumo. Per qualcuno però si tratta di un tradimento, soprattutto nei confronti di una cultura, di una tradizione e di un passato che ha visto il vino presente sulle tavole di moltissime persone. Il Ticino è però ancora un Cantone di consumatori e di produttori di vino, con la viticoltura che per molte persone è una passione ma anche una professione. I vini ticinesi costituiscono un indotto economico -pensiamo al commercio e alla ristorazione- e turistico e quindi se molti vi