Descrizione dell’episodio
L’immagine, quasi pornografica, delle due monoposto di Lewis Hamilton e Max Verstappen intrecciate in un abbraccio animalesco a bordo pista a Monza è destinata a entrare nella storia, come la rivalità che l’ha originata. Dopo la gara di ieri, una cosa è certa: se uno dei due contendenti al titolo mondiale non alza il piede, si arriva al contatto. E non è facile prodursi in una concessione così all’avversario. Ne va dell’orgoglio di due piloti molto diversi tra loro per personalità, ma che in comune hanno un talento smisurato.Non fosse stato per due pit stop che si sono protratti oltre il dovuto, Hamilton non sarebbe mai rientrato nei pressi di Verstappen, che, come uno squalo, ha annusato il sangue della sua preda. La Red Bull, regina delle soste sotto i due secondi, ha steccato, impiegando oltre 11 secondi per quella che è una routine consolidata. Ma anche la Mercedes, quando Hamilton è rientrato per montare le gialle, non è stata impeccabile. È stato questo il casus belli di un episodio che ha infiammato gli appassionati, divisi in fazioni ormai in guerra aperta.A ben vedere, i due incidenti clou della stagione, a Silverstone e a Monza, sono due facce della stessa medaglia. Sono frutto di quell’istinto animalesco, quasi primitivo, che fa reagire di pancia i due rivali per il titolo. Lewis e Max si sono dimostrati disposti a perdere tutto, ad andare al di là della ragione, per non darla vinta all’altro. E hanno mostrato reciproca indifferenza dopo gli schianti. Una volta capito che il nemico stava bene, hanno voltato lo sguardo e sono andati per la loro strada.Non ti curar di loro, ma guarda e passa, insomma. Con buona pace di chi li taccia di poca empatia. Ma la Formula 1 non è uno sport per educande. Non lo è mai stato, né lo sarà. Hamilton e Verstappen non si amano, forse nemmeno si stimano più di tanto. O, semplicemente, sono talmente aggrappati alle proprie speranze mondiali da diventare ciechi nella loro furia agonistica. C