Descrizione dell’episodio
Secondo le proiezioni Istat l’Italia è destinata a perdere 12 mln di abitanti nei prossimi 50 anni. Se molti rinunciano alla genitorialità, oggi il viaggio alla ricerca di un figlio può rivelarsi complesso e ricco di ostacoli. E anche le parole sono importanti. Ne parliamo con Cristina Cenci, antropologa, ideatrice del progetto ‘Parole fertili’. Ma di che si tratta? "Parole fertili è una comunità narrativa digitale che ho creato nel 2016 con il Center for Digital Health Humanities, continuando nel tempo grazie al contributo incondizionato ma appassionato del team di Ibsa Farmaceutici. Offre uno spazio narrativo online a chi affronta il percorso alla ricerca di un figlio, ed è diventata anche una community su Facebook con più di 25mila follower", spiega Cenci.Parole fertili nasce dalla constatazione che la difficoltà a generare è "ancora un'area di grande tabù. A differenza di altre patologie non ha una definizione biomedica. Si diventa pazienti solo nel momento in cui si desidera un figlio. Senza il desiderio - dice Cenci - si resta fertili, anche se medicalmente sterili. E', quindi, il desiderio" di natalità "che segna la distinzione fra normale e patologico". E questo riguarda uomini e donne. "Per certi versi nascondere il desiderio di un figlio nelle reti amicali aiuta a non presentarsi come inferitili. Dall'altra parte tutto il carico di paure grava all'interno della coppia, che affronta vissuti anche molto dolorosi". Parole fertili consente di uscire dalla solitudine, "un'intimità anonima" e, dunque, forse più facile.Quali sono gli ostacoli alla genitorialità che emergono dalle narrazioni? "Leggendo le storie di Parole fertili sorprende come si mantenga una struttura così rigida dei tempi sociali - spiega Cenci - sembra che sia diventato impossibile seguire percorsi non lineari, come ad esempio avere figli appena si conquista il primo lavoro, senza per questo pensare che ciò possa pregiudicare il futuro. I figli possono accompagnare l'et