Descrizione dell’episodio
Oggi prendiamo spunto dalla Giornata Mondiale dell’Udito, che si è celebrata ieri ed è stata promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per sensibilizzare alla prevenzione della sordità e alle conseguenze della perdita dell’udito, andando a promuovere l’assistenza per le patologie uditive in tutto il mondo; parliamo quindi di un tema -i danni riportati all’udito sul posto di lavoro, ma anche nel tempo libero- che ci presenta dei numeri sui quali vale la pena riflettere. Infatti da un rapporto della SUVA, l’Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni, che ogni anno esegue controlli del rumore in migliaia di aziende, si stima che circa 200 mila persone in Svizzera, sono esposte a livelli di rumore superiori ai valori limite durante il lavoro, mentre i danni conseguenti all’udito sono la malattia professionale più frequentemente riconosciuta, con oltre 1000 nuovi casi registrati ogni anno. I danni all’udito possono insorgere svolgendo semplici attività quotidiane, considerando che l’esposizione a suoni e rumori forti avviene ovunque, anche nel tempo libero. Ma se per quanto riguarda l’inquinamento acustico la responsabilità individuale è relativa, si può invece intervenire ad esempio sulle abitudini di fruizione della musica, sia nell’ascoltarla sia nel suonarla, un aspetto che colpisce in particolare la popolazione in età giovanile. La diffusione degli smartphone e delle piattaforme digitali ha cambiato drasticamente le modalità di ascolto, con il conseguente uso massiccio di auricolari, mentre il volume eccessivo di concerti e manifestazioni è da tempo oggetto di preoccupazione. Come possiamo allora proteggere il nostro udito e, qualora sentissimo poco o male, quali possibilità vi sono per migliorare la nostra eventuale sordità? Il Report sull’udito elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che entro il 2050 oltre 700 milioni di persone, e quindi una persona su dieci, soffrirà di una perdita invalidante delle