Descrizione dell’episodio
La radio entra nell'immaginario collettivo la notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912, quando un marconista di ventun anni captò i segnali di S.O.S lanciati dal Titanic. Il ragazzo si chiamava David Sarnoff e lavorava nella società telegrafica Marconi wireless telegraph company of America, fondata dallo scienziato italiano. Sarnoff disse di aver passato i tre giorni seguenti all'incidente a ricevere informazioni sui dispersi e che fu in quel momento che egli pensò alla radio intesa come ai giorni d'oggi. Che sia vero oppure no, la realtà dei fatti si unisce al mistero della leggenda ed è questo che rende la radio così affascinante. Massimo Cirri ha voluto scrivere un libro sul fascino della radio e si chiama: "Sette tesi sulla magia della radio" (Bompiani, 320 p., € 16,00). Lo scrittore parla della radio come di un mezzo leggero, immediato, concreto: se si lancia un appello in radio, qualcuno sicuramente ascolterà. Ma la bellezza della radio risiede anche nella sua "poligamia", come la definisce Cirri: la si può ascoltare svolgendo più mansioni o in compagnia, anche in modo distratto, perché non ha la pretesa di avere tutti per sé. Allo stesso modo, però, la radio possiede la capacità di saper instaurare un'intimità collettiva poiché è in grado di parlare al grande pubblico instaurando un legame un'amicizia e una complicità con ciascun ascoltatore. Per creare questo legame è fondamentale la voce del conduttore, un conduttore che non si vede e che si presta a quella che viene definita integrazione fantastica: ogni ascoltatore si immagina il proprio personale conduttore, con particolarità o caratteristiche che appartengono alla propria vita e alle proprie conoscenze. Per questo si può dire che l'ascoltatore sia il vero conduttore. La radio rende liberi di immaginare ed è per questo che pur essendo un mezzo antico ha ancora un grande futuro. RECENSIONI