Descrizione dell’episodio
… o, si potrebbe dire, sogno numero tre, dove il conflitto continua e dalle barricate, passando per il processo, si trasferisce nell’animo, nell’intimo del protagonista e con cui inizia la seconda parte dell’album, il lato B del vinile. In una dimensione più psicologica, nella sublimazione onirica, la richiesta di negoziazione, di addivenire a più miti consigli, conduce il sogno e l’udienza in cui la stessa è ambientato in un’altra direzione, trasformandoli in una conversazione, in un colloquio alla pari, dove l’asimmetria tra organo giudicante e imputato si azzera. [...] In questi tre brani di stampo “onirico” (“reichiani”, come li definisce Dané), l’album vive un equilibrio narrativo, che è anche un equilibrio psicologico, raggiunto apparentemente dall’impiegato, allorquando finisce per ritrovarsi, sempre all’interno di quella dimensione, nei più rassicuranti panni del padre. [...] Dopo essere stato chiamato a decidere di se stesso e in piena autonomia sull’esito del processo, il giudice, quasi come ad incalzarlo, gli chiede delle sue reali intenzioni per un progetto di vita e, in alternativa ai sogni che non fanno svegliare, gli offre il posto del padre. Gli scenari che gli si prospettano, mentre riflette sull’accettazione, eventuale, pura e semplice della proposta, sono una galleria di immagini che, in filigrana, paiono rivelare altre richieste dei movimenti sessantottini. In una celebre intervista a Gianni Minà, De André, con particolare riguardo al poeta beat Gregory Corso, al quale, nell’occasione, regalò una copia dell’album, ebbe a sottolinearne l’importanza nei confronti di quella generazione, avendo rivestito, anche per lui stesso, uno sprone significativo nello scrivere laddove Dante Alighieri, invece, a suo parere, aveva chiuso una porta poiché sembrava che, dopo di lui, nessun altro potesse esprimersi, scrivere o esprimersi scrivendo. E questa è una di quelle cifre che caratterizzarono le protest