Descrizione dell’episodio
L’impiegato si ritrova in un’altra dimensione: quella del sogno. Già, il sogno, e non è l’unico, né il primo né l’ultimo narrati dalla penna di De André. I sogni, i cuccioli del maggio li cantavano, ne cantavano il disordine, e allora vediamoli, nella loro sequenza, dei solchi sul vinile prima e delle tracce su cd successivamente, questi sogni che s’impossessano dell’impiegato. “Solo nei sogni, gli uomini sono davvero liberi”, ricordava il prof. Keating ne "L’attimo fuggente". Ma mai De André avrebbe aderito alla lotta armata, seppure in sogno. Tanto premesso e chiarito, semmai ve ne fosse bisogno, in questo primo momento onirico l’impiegato fantastica di autoinvitarsi ad una festa in maschera dove, per la singolarità degli invitati, questi sono tutto ciò che egli avrebbe voluto intimamente e sempre combattere, tutte quelle maschere che avrebbe voluto far saltare, scagliandovi contro un artigianale ordigno esplosivo da lui stesso confezionato per l’occasione. In questo suo sogno, sono gli ideali, i simboli borghesi, i nemici da combattere. Come Cyrano di Bergerac, animo libertario per antonomasia che, nella confusione mentale causatagli dal trauma occorsogli per essere stato colpito alla testa da una trave, si scaglia, a difesa della sua libertà, contro la falsità, l’ipocrisia, il perbenismo, veri obiettivi della sua spada, apostrofandoli con: “… Qual fosco drappello è lì? - Son più di mille… Ah, sì, vi riconosco, vecchi nemici miei, siete tutti colà! La Menzogna? Ecco, prendi!… Ecco, ecco la Viltà ed ecco i Compromessi e i Pregiudizi! Che io venga a patti? Mai! - Ed eccoti anche te, Stoltezza! - Io lo so che alfine sarò da voi disfatto; ma non conta: io mi batto, io mi batto, io mi batto”. Così, l’impiegato, come un cadetto di Guascogna contemporaneo, nella nebbia del suo sogno, muove nel festoso bailamme del rito danzante contro i modelli della cultura borghese, denunc